Good Land, idee per abitare la terra.

23 Aprile 2020

Intervista a Massimo Lepore, architetto di TAMassociati e co-founder di Good Land

Interviste

Questo periodo tanto particolare finirà, ci auguriamo, la sua fase acuta il 3 maggio. Nulla sarà più come prima e mi pare importante lasciare una nostra traccia di pensiero oltre che di azione. L’azione c’è stata attraverso il progetto STARE VICINI.Terra, persone, azioni. Il payoff di Good Land è abitare la terra. Come la abiteremo d’ora in poi?   Come immagini abiteremo la terra dopo il COVID 19?   Purtroppo non conosciamo bene questo virus e non è facile valutarne gli effetti; quello che vedo, e che temo, è ancora la contrapposizione tra un mondo avanzato e privilegiato, il nostro, e un mondo fatto di mera sussistenza che ci viene restituito ad esempio da fotografie di madri che cercano di proteggere loro stesse e i propri figli con mascherine ricavate dai fondi delle bottiglie di plastica! Sinceramente mi auguro che la pandemia non colpisca così duramente queste realtà perché la tragedia sarebbe immane. La terra ha bisogno di giustizia e spero prevalga alla fine una visione di solidarietà e non di egoismo, come rischia invece di accadere anche tra partners europei. Senza giustizia, la terra viene abbandonata, perché è solo strumento di sfruttamento o di marginalità.   In quanto architetto e urbanista che cosa hai osservato che prima non vedevi a proposito delle modalità di vivere la terra? Parlo di un prima e di un poi perché questa pausa forzata ha dato a tutti noi la possibilità di osservare qualsiasi fenomeno attraverso una sorta di lente di ingrandimento che prima forse non usavamo.   Se devo essere sincero, non ho notato rilevanti differenze, forse un rafforzamento del valore e del prestigio della scienza e della tecnologia che di fatto sono diventati ausili ed estensioni delle nostre personalità e capacità. Più in generale, credo che avere forzatamente sperimentato il vantaggio di nuove modalità di lavoro, di scambio, di circolazione delle merci ci permetterà di ricalibrare il concetto di “spreco” a vantaggio di una migliore organizzazione delle nostre relazioni, più “leggere” ed attente all’ambiente. Di questo, il lavoro della terra non può che ricavare un grande beneficio.   Fai parte di Good Land, network di professionisti che hanno messo la terra al centro delle loro azioni. In che modo, attraverso quali strumenti pensi si possano creare nuove connessioni tra rurale e urbano?   Credo che il nostro modello economico, dominato dalla globalizzazione dei commerci, debba cambiare:in un recente articolo l’economista americano Jeremy Rifkin ha delineato un nuovo scenario costituito da bioregioni strettamente interconnesse attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie per la mobilità e l’informazione, descritte come “… spazi sovranazionali con particolari omogeneità e vocazione, dal punto di vista industriale, agricolo, culturale” . Le bioregioni rappresentano forse il più credibile progetto per un futuro sostenibile. Non un nuovo nazionalismo ecologico, ma certamente un modo diverso di organizzare la produzione e la circolazione delle merci, per ridurre gli sprechi e le emissioni di CO2 derivate dall’utilizzo insensato di combustibili fossili a vantaggio dell’ambiente e della qualità delle nostre vite.   Il progetto STARE VICINI. Terra, persone, azioni è un progetto che si è posto tra gli obiettivi di avvicinare i produttori, abitanti della montagna, alla città, ai suoi abitanti attraverso una connessione che è il lavoro e i prodotti del loro lavoro. Pensi che questo incontro, questo avvicinamento potrà essere più forte in futuro? Il dopo Covid19 aiuterà le aree interne?   E’ certamente il mio augurio, e anche una speranza che come Good Land cerchiamo di alimentare e sostenere con specifici progetti legati ai nostri territori di prossimità ed allo sviluppo delle loro potenzialità. Ma vedo con piacere nascere sempre più attenzione verso progetti che promuovono riuso e risorse locali. La vera sfida ora è trasformare tutto questo in una somma di pratiche capaci di introdurre servizi innovativi e di economia di qualità nelle aree interne, rendendole distretti produttivi integrati per vocazione al resto del paese. Vorrei pensare che in questo passaggio il post Covid19 diventi una porta aperta verso un più attento equilibrio tra economia e habitat.   L’intervista realizzata da Rita Brugnara il 20 aprile 2020.