Tavola rotonda| Il lavoro giusto e l’impresa che crea coscienza

13 Gennaio 2020

Il 10 dicembre dopo la conferenza stampa di presentazione della nostra società e del suo primo prodotto, il pomodoro No Cap, abbiamo tenuto la tavola rotonda dal titolo Il lavoro giusto e l’impresa che crea coscienza. Le parole che seguono riassumono quanto ci siamo scambiati.

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Riparare   C’è l’urgenza di riparare.   Come San Francesco d’Assisi che non capiva cosa dovesse riparare, il compito divino assegnatogli non era riparare le chiese ma le relazioni con il creato, anche noi ci soffermiamo su un solo significato di questa parola. Riparare vuol dire non soltanto aggiustare, preservare, non buttare, ma anche:   -proteggersi (ripararsi dall’odio, dalla pioggia…)   -riacquistare (ritrovare saggezze, conoscenze, equilibrio)   -ritrovare casa o rifugio (esterno e interno)   -prepararsi, trovarsi pronti (preparati per il futuro)   Nel concreto, c’è tanto da riparare.   La verità   Dal lavoro in nero alle bugie nella comunicazione (l’infinito ‘green-washing’ purtroppo di tanta pubblicità) c’è poco di vero in tante imprese. Per creare impresa e lavoro giusto vi è molto bisogno di verità.   L’idealità e l’utopia  Il concetto di utopia è diventato negativo, spesso sinonimo di non realistico e quindi non attuabile. Dobbiamo superare la sindrome dell’essere i più bravi. Abbiamo tutti una coscienza e nessuno perfettamente pulita (usiamo tutti macchine, plastica ed elettricità, prendiamo voli inquinanti, ecc). Insistiamo per cessare la concorrenza con gli altri e diventare invece alleati. Cerchiamo modelli di impresa che non nascondiamo ma che vogliamo condividere e veder replicati. Un’impresa sarà sempre più durevole nel tempo se concepisce l’educazione verso tutti e la cultura come valore centrale e diffuso, se guarda all’esterno in direzione della natura e della crescita, anche interiore. L’utopia è come l’infinito: non si raggiunge mai, ma ci si può avvicinare sempre di più. Oscar Wilde diceva che ‘il progresso non è altro che la realizzazione di piccole utopie’. Un approccio utopistico può essere realistico allora: per questo impeto ideale servono competenze, esperienza, organizzazione, organicità. L’esperienza, come l’azione concreta, hanno un ruolo fondamentale e necessariamente misurabile. Ogni esperienza vera di lavoro, non di lavoro schiavo, tocca l’idealità.   L’importanza delle relazioni   C’è povertà di relazioni. Tante persone si sentono isolate e abbandonate. Nell’economia fordista ogni essere umano è isolato, parte di un meccanismo che non include il tutto, ma solo la sua funzione. Siamo divisi, alienati, automi, anonimi. Serve invece rimanere insieme.   L’Impresa   Il business è sempre sospettato di essere rapace, non a torto, se produce solo profitti per gli azionisti, i proprietari. Un modello che possiamo definire egoistico, che ha portato il pianeta al suo consumo e a differenze intollerabili fra gli esseri umani. Nella attuale situazione di degrado ambientale e sociale, se l’intero ecosistema non viene dall’impresa anche riparato, quest’ultima sarà identificata solo con il lucro e capitalismo avido.   SFIDE/SOLUZIONI   Narrare   Bisogna sapersi narrare. Sapersi differenziare da quelle aziende che dicono le stesse cose che diciamo noi, anche se mentono. Il vero è vero ovunque e sempre, conta la nostra coerenza, e non è può essere compensazione morale. Bisogna pensare a come e dove raccontarsi e non trascurare lo story-telling. La verità ci rende liberi e la nostra libertà sarà riconoscibile.   L’Azione   La parola azienda deriva da hacienda, hacer in spagnolo, dal latino facienda. Implica l’azione, il fare qualcosa. È necessario ridefinire chi sono gli azionisti, non più come accumulatori di profitti, ma come coloro che si danno da fare per tutti e che hanno a cuore il pianeta, bene comune, bene di tutti. Riscoprire il senso arduo ed eroico della parola impresa.   Lavoro   Il lavoro giusto da valore all’esperienza del singolo lavoratore. Mette al centro la persona, la sua partecipazione, il suo coinvolgimento, la sua dignità. Un’impresa cosciente cerca di creare un modello economico che sia alla portata di tutti. Il lavoro giusto coinvolge quello delle persone diversamente abili, degli esclusi, delle persone fragili, delle persone ai margini. Chi sta al lavoro deve poter giocare la sua visione di vita nel progetto d’insieme. Diversamente le migliori risorse (i giovani) si trovano nelle condizioni di andare via. Un’impresa cosciente fa emergere i beni comuni, non li consuma né li privatizza. Artigiano è colui che segue tutti i passaggi, che ha conoscenza di tutti gli step. Vede l’insieme.   Una vocazione sacra e laica.   Tutti noi abbiamo contribuito a danneggiare il pianeta. Oggi ognuno di noi deve impegnarsi nel porvi riparo. Non si tratta di rispettare l’ambiente ma diventare ambiente così che ogni nostro gesto, atteggiamento sia di grande riguardo.

Erano presenti: Giuseppe Capiello – Dipartimento di Scienze Aziendali, Università di Bologna | Giuseppe Torluccio – Dipartimento di Scienze Aziendali, Università di Bologna e Fondazione Grameen | Sergio Galbiati – Presidente Hubruzzo | Giovanni Dinelli – Dipartimento Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari, Università di Bologna | Raimondo Castellucci – Micron Technology | Simona Caselli – Assessore all’Agricoltura, Regione Emilia-Romagna | Francesco Pomarico – Fondazione Megamark | Davide Conte – Assessore al Bilancio, Comune di Bologna | Lorenzo Frattini – Presidente di Legambiente Emilia Romagna | Letizia Melchiorre – Cooperativa Kilowatt | Francesco Tonelli – Cooperativa La Fraternità | Reuben Chesters – Locavore Community Interest Company, Glasgow | Elisa Fulco – Heritage Communication consultant | Tonio Dell’Olio – Pro Civitate Christiana Assisi | Massimo Lepore – TAMassociati | Pippo Civati – editore e scrittore | Pasquale Polito – Forno Brisa |Benedetto Linguerri – Local To You | Rita Brugnara – cofondatrice Good Land | Lucio Cavazzoni – cofondatore Good Land | Tobias Jonas – giornalista The Guardian.