Volevo che il mulino fosse un porto per questo mare giallo.

Il cuore pulsante della filia. La rivista Dispensa ospita le nostre storie. Una collaborazione per parlare di filìa e non di filiere, per fare spazio al prendersi cura, diventare amici, coltivare passioni.

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di Rita Brugnara e Nicola De Vita

Estratto dalla storia pubblicata su Dispensa n.12, dicembre 2020

“Questo territorio, il mio, dove sono nato e sono diventato adulto, è la mia storia. Mio nonno era agricoltore, mio padre lo stesso. Le mie radici sono in Daunia, sradicarle non avrebbe avuto senso. In molti sono andati via, io ho scelto di restare. Per la bellezza, e per la curarla questa terra, per non lasciarci soli. Considero il mulino la nostra casa comune, mia e di tutti coloro che partecipano alla raccolta e alla produzione del grano. Non siamo una catena, siamo molto di più. Siamo una comunità, dove ciascuno ha un ruolo, un compito. Il nostro fine è far crescere bene il grano, macinarlo, Produrre la nostra farina. Scegliere a chi venderlo. Nostro. Nostro. Nostro. Lo ripeto spesso, ma mai abbastanza. In questa parola c’è la filìa. Non ci siamo dispersi, la nostra terra, il nostro grano hanno compiuto il miracolo di tenerci uniti. Quando si è dovuto decidere dove costruire il nuovo mulino, non abbiamo avuto dubbi. Nei campi, fra il grano. Una scelta azzardata, secondo alcuni. Siamo scomodi da raggiungere, bisogna uscire dalla strada principale. Si perde tempo. E il mercato ha sempre fretta. Capisco, ma noi non vendiamo ai commercianti, sarebbe un controsenso. Dormirei male la notte, penserei di aver venduto una parte di me. I soldi, il guadagno, contano. Ma alla natura poi chi glielo dice? Sarebbe tradire la fìlia. L’amore che di raccolto in raccolto, cementa la nostra unione. La natura poi lo sente, se la fai torto. E si difende come sa fare lei. Non conviene. Volevo che il mulino fosse un porto per questo mare giallo. Il cuore pulsante della filìa. E così è stato. Sono arrivati gli agricoltori, hanno capito chi siamo e cosa ci muove, si sono fidati. Finalmente, hanno un luogo sicuro dove portare il grano. Non sono più costretti a venderlo senza conoscere la destinazione finale. Il mulino fa di me un padre di famiglia che raccoglie intorno a sè i suoi figli e offre loro visione, una prospettiva. E una certezza: la possibilità di stringere un rapporto, attraverso di me, con il consumatore finale. Senza negoziazioni infinite, incerte, inutili.”

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Foto di Maria Palmieri